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Una riflessione sul nostro impegno

Una riflessione sul nostro impegno

  • VINCENZO GRECO
  • Ottobre 2, 2026
  • Obiettivi
  • 1

Voglio condividere con voi un breve resoconto periodico sulle attività che stiamo portando avanti e, al tempo stesso, una riflessione che ritengo importante per tutti noi.
• Congresso 2027
Abbiamo iniziato a lavorare in previsione del Congresso 2027, procedendo gradualmente alla costituzione del Comitato Organizzatore e, prossimamente, alla creazione del Comitato Scientifico.
Prevediamo di poter aprire entro la fine di novembre la fase di indicazione dei temi e degli obiettivi del Congresso e, contestualmente, il sistema di iscrizione, che prevederà una quota ridotta per i soci del Coordinamento.
Il prossimo 8 ottobre avremo la riunione del Consiglio e dovremmo deliberare anche in questo senso.
È già disponibile la pagina ufficiale del Congresso, che andremo progressivamente completando e arricchendo man mano che i lavori procederanno: https://www.aemednetwork.org/aemed2027/
• La Rete Mediterranea
Dal 1° settembre di quest’anno è attivo il portale della Rete Mediterranea, al quale buona parte di voi si è già iscritta.
Per chi non lo avesse ancora fatto, o avesse incontrato problemi nell’iscrizione, vi invito a segnalarcelo.
Il portale, disponibile al seguente link: https://aemednetwork.org/weaemed/
sarà il luogo nel quale non solo potremo visualizzare i profili dei partecipanti alla Rete, ma anche condividere periodicamente, attraverso la mailing list dei presenti, informazioni, news, ricerche applicative, innovazioni tecniche, bandi e quant’altro possa contribuire alla crescita e alla diffusione della cultura dell’agroecologia.
• “Radici per il Futuro: Pianta il Tuo Albero”
Vi ricordo inoltre che è sempre attiva l’iniziativa “Radici per il Futuro: Pianta il Tuo Albero”, che potete trovare al seguente link: https://www.coordinamentoagroecologia.org/crowdfunding/
Attraverso questo programma possono essere inserite le aziende che vorranno partecipare all’iniziativa e, ad oggi, sono già stati donati e in gran parte piantati 541 alberi, con un assorbimento stimato di 811.500 kg di CO₂.
Vi chiedo di contribuire alla diffusione del programma, condividendolo con i vostri contatti e con le aziende che ritenete possano essere interessate a partecipare.
• “Sostieni un’Azienda Agroecologica”
Tra le tante iniziative messe in campo, vi ricordo infine anche il programma “Sostieni un’Azienda Agroecologica”, disponibile al seguente link: https://coordinamentoagroecologia.org/donazioniagroecologia/
Questo programma, nato nel 2026, sarà progressivamente potenziato con l’obiettivo di arrivare a generare una vera e propria rete di prodotti biologici e agroecologici acquistabili attraverso una card che, oltre a consentire vantaggi e sconti, “genera” agroecologia, sostenendo concretamente le aziende e il modello produttivo che rappresentano.
Anche questa iniziativa può essere diffusa attraverso i vostri contatti e verso le aziende che desiderano partecipare.
Per ultimo, una considerazione di ordine differente.
Il Coordinamento Agroecologia Sicilia non appartiene a me, a Valentina Palmeri o al Consiglio. Non è una proprietà, né deve diventare semplicemente l’organizzazione di qualcuno.
È un’organizzazione che vuole “infettare” persone, territori e cultura. E forse, più ancora, è un movimento culturale attraverso il quale provare a riconvertire i nostri schemi mentali verso una nuova epoca: un’epoca che ci auguriamo possa essere fondata sul dialogo, sulla cooperazione e sulla pace.
Ma senza dialogo e senza confronto, gli obiettivi di pace rischiano di rimanere una pura illusione.
Tutte le rivendicazioni, le manifestazioni e la rabbia di fronte a ciò che accade in troppe parti del mondo sono comprensibili e, spesso, necessarie. Ricordo che, al 2 ottobre, secondo le fonti ufficiali, sono circa 65 i conflitti armati in corso nel mondo. Conflitti che generano ingiustizie, dolore e morte, coinvolgendo troppo spesso bambini, persone povere, fragili e innocenti.
Ma l’indignazione, da sola, non è sufficiente.
Senza un’azione concreta, il rischio è che la sofferenza da una parte e l’impotenza dall’altra finiscano per creare una spaccatura sociale sempre più profonda, arrivando persino a vanificare quegli stessi piccoli obiettivi di pace per i quali ci impegniamo.
Da un lato c’è chi soffre; dall’altro una parte della popolazione che osserva, si indigna, protesta e manifesta, ma che troppo spesso si ferma lì. Come se l’indignazione potesse diventare, inconsapevolmente, una sorta di alibi per non fare ciò che realmente potrebbe contribuire a cambiare lo stato delle cose.
Ed è forse questo il principale oggetto della mia comunicazione.
Dobbiamo trasformarci da spettatori a protagonisti, da osservatori a costruttori.
Dobbiamo provare a trasformare le negatività in positività, l’inerzia in operatività, la rassegnazione in responsabilità. Dobbiamo trasformare l’odio e i muri, ovunque essi vengano innalzati e verso qualunque popolo siano rivolti, in dialogo, relazione e umanità.
La pace non può essere soltanto ciò che chiediamo agli altri. Deve diventare anche ciò che costruiamo, quotidianamente, attraverso le nostre scelte e il nostro comportamento.
Di tutto questo saremo tutti responsabili se non saremo disposti a mettere a disposizione, ogni giorno, almeno un’ora del nostro tempo senza aspettarci in cambio gratitudine, denaro o riconoscenza; anzi, accettando anche la possibilità di ricevere critiche, incomprensioni o di non vedere immediatamente i risultati del nostro impegno.
È questo quello che vi chiedo. Ed è questo, prima di tutto, quello che chiedo a me stesso.
So che molti di noi lo fanno già da tempo. So che esistono tante persone che ogni giorno, spesso silenziosamente, lavorano, aiutano, costruiscono e si impegnano.
Ma forse oggi non basta più.
Forse è arrivato il momento di fare un passo ulteriore: non limitarci a denunciare ciò che non funziona, ma provare concretamente a costruire ciò che vorremmo vedere al suo posto.
Combattiamo la civiltà dell’odio e dei muri costruendo una vera civiltà della pace.
E proviamo, almeno per un momento, a togliere dalla nostra mente tutte le sigle, le appartenenze e le bandiere che ci portiamo dentro. Non perché non abbiano un significato, ma perché possono trasformarsi, quando diventano più importanti delle persone, nel più pericoloso alibi che l’umanità abbia mai costruito.
La pace comincia anche da qui: dalla capacità di riconoscere l’altro prima ancora della sua appartenenza, dalla disponibilità ad ascoltare prima di giudicare e dalla volontà di costruire, ogni giorno, qualcosa che sia più grande di noi.
Guido Bissanti




Tags: Agricoltura sostenibile Agroecologia Ambiente Aziende agroecologiche cambiamento sociale cittadinanza attiva comunità cooperazione Coordinamento Agroecologia Sicilia cultura della pace dialogo futuro impegno civile Mediterraneo pace partecipazione responsabilità solidarietà sostenibilità territorio

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